Puma Suede Classic 356568 356568 arancione Camoscio 554907

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Dettagli prodotto

Materiale:
Camoscio
Stile:
Classico
Sportivo
Colore:
Neri
Misura delle scarpe:
36
37
38

Puma Suede Classic 356568
Puma Suede Classic 356568, Sneaker Uomo, Marrone (Bistre/Peacoat), 36.

Guerre, conflitti, violenze, paure, tensioni, minacce nucleari, vere o presunte. E tanti appelli, ahinoi inascoltati. Eppure, fermare la follia, almeno per un momento, si può e si deve. E’ accaduto 103 anni fa e vogliamo ricordarlo. Ci riferiamo a quella che ci sentiamo di definire “la partita della pace” giocata il giorno di Natale del 1914 tra soldati tedeschi e inglesi che si fronteggiavano sulle diverse trincee in Belgio, a pochi mesi dallo scoppio della prima guerra mondiale. E lo facciamo, in occasione delle festività natalizie, proprio per testimoniare il valore comunicativo tra i popoli del gioco del calcio.

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Il gioco del foot-ball era già uscito dallo stretto ambito delle isole britanniche dove era stato regolamentato fin dal 1863 (26 ottobre: riunione alla Freemason Tavern di Londra di tredici delegati in rappresentanza di undici società per decidere si o no all’uso delle mani e si o no a una dose di sana violenza studentesca: da lì la distinzione tra rugby e football), anche se la prima idea di calcio vero la mise insieme Thomas Arnold, rettore dal 1828 al 1840 dell’università di Rugby, nell’Inghilterra del Nord, e la sua popolarità si era estesa a tutta Europa, e in America sia al Nord che al Sud. Alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 si era svolto un torneo con ampia partecipazione. Erano presenti infatti le squadre nazionali di Austria, Danimarca, Finlandia, Germania, Russia, Italia, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna, Svezia, Ungheria.

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In finale la Gran Bretagna aveva superato per 4-2 la Danimarca (l’Italia era stata eliminata dalla Finlandia, poi avrebbe vinto per la prima volta nella sua storia una partita in trasferta superando i padroni di casa della Svezia e avrebbe poi chiuso il torneo incassando un pesante 5-1 dal Wunderteam austriaco). Capocannoniere però era risultato un tedesco, il centravanti Fuchs, capace di segnare dieci reti in una sola partita nel clamoroso 16-0 inflitto dalla Germania alla Russia. Tutto questo per significare la già acclarata popolarità del calcio a livello internazionale, nel momento dello scoppio della prima guerra mondiale.

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Fuchs, capocannoniere tedesco con 10 reti in una sola partita

“Torniamo però al fronte di guerra in quel Natale 1914. E a quello storico, come chiamarlo altrimenti, evento sul quale si sono intrecciati racconti e ricostruzioni che consentirono di scrivere che “il pallone aveva rimpiazzato le pallottole e per la durata di una partita di calcio l’umanità aveva ripreso il sopravvento sulla barbarie”. Secondo un’altra ricostruzione, quell’incontro non si sarebbe mai potuto giocare perché i due reggimenti individuati erano separati dal fiume Lys. Ernie Williams, un militare inglese, quella partita però l’ha disputata e l’ha raccontata in un’intervista televisiva nel 1983: “A un certo punto è apparso un pallone, non so dire se sia arrivato dalla nostra o dalla loro trincea, prima c’è stato qualche passaggio, ci divertivamo, alla fine è diventata un’unica grande mischia, senza alcun arbitro e punteggio, anche perché il cuoio della palla si era completamente infradiciato”, secondo altri il pallone era fatto di stracci.

La tregua di Natale del 1914 fu un gesto spontaneo che riuscì dove altri fallirono: come la lettera di 101 suffragette britanniche scritta alle donne tedesche e austriache; o la proposta di Papa Benedetto XV (“Possano i cannoni tacere almeno nella notte in cui gli angeli cantano”) ufficialmente respinta. Secondo più ricostruzioni, soprattutto inglesi, furono i tedeschi i primi a uscire dalle trincee, dopo aver mostrato cartelli di auguri e intonando canti natalizi. Circa 100 mila furono i soldati coinvolti in tregue volontarie lungo il fronte delle Fiandre. Tedeschi, inglesi, ma pure francesi e belgi che si scambiavano auguri e indirizzi, seppellivano i propri morti, si regalavano cibo, sigarette, facevano vedere le foto delle fidanzate, ammiravano le armi avversarie, celebravano messe. Per molti la tregua durò solo il 25 dicembre, secondo altri alcuni giorni; i più fortunati non si spararono addosso fino all’anno nuovo.

C’è un sito () che ricorda quei momenti, grazie soprattutto alle lettere dal fronte che raccontarono all’opinione pubblica quello che era accaduto. “Prova soltanto a pensare che mentre tu stavi mangiando il tacchino, io stavo parlando e stringendo le mani agli stessi uomini che solo qualche ora prima avevo tentato di uccidere”, riporta una delle missive dell’epoca. Una tregua che scatenò l’ira dei rispettivi comandi e fu rivelata solo grazie al New York Times che il 31 dicembre 1914 pubblicò i resoconti dei militari coinvolti, seguito poi dal britannico Daily Mirror, dal Daily Sketch e dal Times. Le lettere scritte da chi prese parte alla partita furono portate ai giornali dai loro stessi parenti increduli, con la speranza  che l’intesa per una pace fosse vicina, inconsapevoli della ferocia che si sarebbe scatenata negli anni successivi. In Germania le notizie arrivarono molto più smorzate, mentre in Francia furono del tutto censurate.

Episodi simili non si ripeterono, se non in misura molto minore. I comandi iniziarono a far ruotare i reggimenti perché non prendessero confidenza col nemico e nell’approssimarsi delle festività intensificavano i bombardamenti per scoraggiare una tregua ampia come quella del 1914. La prima amichevole tra Inghilterra e Germania si giocò a Berlino il 10 maggio 1930 e finì 3-3, mentre la prima volta a un Mondiale fu la finale di Londra del 30 luglio 1966 vinta dai padroni di casa per 4-2.

È difficile dire se il giorno di Natale di centotre anni fa si giocò veramente una partita di calcio tra le due trincee, forse se ne giocarono più di una, forse furono delle mischie divertite e divertenti; secondo altri, a giocare furono solamente gli inglesi. Resta però l’idea che in mezzo a una guerra alcuni ragazzi trovarono il coraggio di abbassare le baionette e di guardare negli occhi il nemico che qualcuno aveva designato per loro.